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“La Tv non fa sudare…”

Riflessioni sull’elettrodomestico che faceva da baby sitter.

 

a cura di

Carmen Rizzelli

Psicologa Psicoterapeuta*

 

Il rapporto fra televisione e bambini è diventato costante e quotidiano. E’ ormai rarissimo non trovare in casa una televisione, spesso anzi ce n’è più di una. Anche nella stanza dei bambini.

Questa considerazione attira la nostra attenzione in quanto psicologi ed esperti della comunicazione e dei nuovi media e ci sollecita a porci domande: cosa diamo in pasto ai bambini e ai ragazzi? Quanto essi sono in grado di destreggiarsi nella multiforme fruizione della tv? Che tipo di rapporto instaurano con questo mezzo di socializzazione di massa? Come ne vengono influenzati rispetto alla costruzione di sé, dei propri valori e dei comportamenti attuali e futuri? E soprattutto che responsabilità abbiamo noi adulti nell’aiutarli a orientarsi, a leggere, interpretare e anche elaborare i messaggi televisivi? Come possiamo aiutarli a usare in modo meno passivo il mezzo televisivo magari anche a co-costruirlo? Gli adulti che come noi sono impegnati nel processo educativo con i bambini e con i ragazzi, dai genitori agli insegnanti agli operatori, possono sentire l’esigenza di interrogarsi, informarsi e formarsi circa le  possibili strategie da mettere in atto per  proteggere i minori con cui hanno a che fare ma anche per renderli teleutenti competenti e attivi.

Leggendo i dati di recenti indagini statistiche ci rendiamo conto che i dubbi, le perplessità o le preoccupazioni circa le conseguenze del rapporto tra tv e bambini sono fondate. Secondo una indagine Istat e Multiscopo del 2003 in Italia i minori passano davanti alla TV 1.100 ore all’anno contro le 800 della permanenza nelle aule scolastiche. In particolare l’82% dei bimbi di età inferiore ai 5 anni; il 91% di quelli tra i 6 e i 10 anni; 90% tra gli 11 e i 14 anni, 85,8% tra i 15 e i 17. Altri dati Istat del 2009 indicano che il 96% dei bambini italiani in età prescolare guarda la TV e il 91% lo fa tutti i giorni, in tutti gli orari. Sappiamo oltretutto che per la maggior parte del tempo i bambini guardano la televisione da soli rischiando di trascurare gioco e studio. La visione televisiva accompagna inoltre momenti cruciali e intimi della vita familiare: i pasti e il momento di andare a letto. Sono in molti i bambini che si addormentano sul divano cullati dalle voci del piccolo schermo piuttosto che dalla ninna nanna e/o dal racconto delle favole da parte dei propri genitori.

Assistiamo ad una vera e propria mutazione antropologica (Oliviero Ferraris, 1998), ad un cambiamento nei costumi, nella cultura e nelle relazioni familiari che sono mediate dalla presenza e dalla fruizione sempre più massiccia della TV. Il risultato più grave di un’organizzazione familiare in cui le relazioni sono mediate dalla TV riguarda la riduzione di momenti dedicati alla comunicazione e all'ascolto reciproco, allo scambio e al confronto di idee e di opinioni e su problemi ed esperienze personali. Tanto meno la famiglia dedica spazi allo scambio relazionale-affettivo tanto più i suoi componenti, soprattutto i figli, rischiano di vivere un senso di solitudine emotiva.

* Psicologa Psicoterapeuta , responsabile per Associazione di Promozione Sociale Tutti Per Volta del settore Psicologia ed Educazione.

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